sabato 22 agosto 2009

La Profezia Di Albert Einstein

Da ottobre 2006 a febbraio 2007 negli Stati Uniti si è dissolto circa il 60% del patrimonio apistico e in alcune aree si è arrivati addirittura al 90%. Il rischio non è solo per il miele, per quanti lo amano e per il reddito degli apicoltori, potremmo non vedere più meli, peri, susini, ciliegi, albicocchi, cavoli, rape, ravanelli, asparagi, cipolle, erba medica, trifoglio, veccia, fava, lupinella, solo per portare qualche esempio.

La moria di Api in128 Italia e nel mondo si sta trasformando in una vera e propria ecatombe. Per far fronte immediatamente all’emergenza è stata lanciata una Campagna nazionale per la Salvaguardia dell’Ape cui si può aderire connettendosi al sito di Apitalia www.apitalia.net.

Parte 1
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Parte2
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ALBERT EINSTEIN: ”SE L’APE SCOMPARISSE, ALL’UOMO NON RESTEREBBERO CHE 4 ANNI DI VITA”

E’ necessario intensificare la ricerca sulle cause della scomparsa delle api dopo che si è verificata un riduzione variabile dal 30 al 50 per cento del patrimonio apistico nazionale ed europeo. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al ritorno delle api tra i mandorli in fiore della California secondo il britannico Economist dopo l’allarme scattato in tutto il mondo per la loro moria, che mette a rischio non solo la produzione di miele ma anche l’equilibrio naturale globale con effetti sulla salute ma anche sull’alimentazione, che dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro di insetti, al quale proprio le api concorrono per l’80 per cento.

Prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e, colza dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Ma le api sono utili anche per la produzione di carne con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme come l’erba medica ed il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento. Anche la grande maggioranza delle colture orticole da seme, come l’aglio, la carota, i cavoli e la cipolla, si può riprodurre grazie alle api.

Il fenomeno dello spopolamento, comune in molti continenti a partire dagli Stati Uniti e dall’Europa, viene denominato “Colony Collapse Disorder” (CCD) e ha avuto effetti gravi anche in Italia dove a rischio è una popolazione stimata in circa 50 miliardi di api in oltre 1 milione di alveari che offrono un valore del servizio di impollinazione alle piante agricole lungo tutto lo Stivale stimato pari a 2,5 miliardi di Euro all’anno.

Diverse sono le teorie sulle cause del profondo malessere che aveva colpito le api sulle quali occorre intensificare la ricerca per evitare conseguenze disastrose per la salute e l’ambiente perché, come diceva Albert Einstein, “se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.

La produzione totale in Italia nel 2008 è stimata attorno alle 10mila tonnellate grazie a circa un milione di alveari, gestiti dai 7.500 apicoltori “professionisti” e moltissimi hobbisti che hanno totalizzato un fatturato stimato in circa 25 milioni di euro. Gli italiani ne consumano circa 400 grammi all’anno a testa.

IL LAVORO DELLE API

Concorrono per l’80 per cento al lavoro di impollinazione;
L’alimentazione dipende per un terzo da coltivazioni impollinate attraverso lavoro insetti;
50 miliardi di api presenti in Italia in oltre 1 milione di alveari;
L’ impollinazione delle colture in Italia ha un valore stimato in 2,5 miliardi di Euro all’anno;
In Italia nel 2008 la produzione è stata attorno alle 7mila tonnellate grazie al lavoro di 7500 apicoltori “professionisti e molti hobbisti che hanno totalizzato un fatturato stimato in circa 25 milioni di euro;
Gli italiani consumano circa 400 grammi all’anno a testa.

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