giovedì 15 ottobre 2009

L'inversione Del Campo Magnetico Terrestre Secondo la Scienza. E Gli Effeti Sull'uomo

  • Inversione dei poli

Molte antiche leggende sembrano accennare a ripetuti mutamenti di direzione dell'asse terrestre. Un evento che, secondo certe predizioni, potrebbe ripetersi in futuro.
I geologi che studiano il passato della Terra hanno riscontrato che i mutamenti del clima hanno quasi sempre coinciso con cambiamenti nel campo magnetico del nostro pianeta.

Che rapporto ci sia fra i due fenomeni non è chiaro; ma c'é chi avanza l'ipotesi che l'estinzione improvvisa di intere specie viventi verificatesi più volte nel passato, sia da far coincidere con le brusche alterazioni del campo magnetico. Che queste alterazioni si siano verificate, è ormai provato.

Non si tratta di eventi avvenuti in remote ere geologiche. Secondo alcuni ricercatori, in tempi relativamente recenti (migliaia d'anni) la posizione dei poli era molto diversa dall'attuale. C'è anche chi parla di uno scambio di posizione fra Polo Nord e Polo Sud.

Un nuovo rovesciamento improvviso provocherebbe forti terremoti lungo le faglie della crosta terrestre, e gigantesche ondate di marea, generate da movimenti dei fondali oceanici. Si delineerebbe uno scenario di isole inghiottite dai flutti, coste spazzate dalle onde, porzioni di continenti sommerse, mentre parte dei fondali potrebbe invece emergere alla luce. Una prospettiva da diluvio universale.

Se l'asse della Terra dovesse ribaltarsi completamente, tutto il pianeta sarebbe squassato da uragani e onde di marea. Ci sono indizi che conforterebbero questa teoria. I grandi depositi di carbone in Inghilterra indicano che un tempo quelle regioni dovevano avere clima tropicale, con grandi foreste e paludi. Anche vaste aree del Nord America erano analogamente ricoperte da foreste pluviali. Per contrasto, l'Australia occidentale e l'Africa meridionale erano sepolte sotto una coltre di ghiaccio.



Una possibile spiegazione a queste anomalie venne offerta negli anni '20 da Alfred Wegener con la teoria della "deriva dei continenti", che tuttavia presuppone che enormi masse continentali siano col tempo spostate di migliaia di chilometri dalle loro posizioni originali. Secondo alcuni, l'ipotesi di un ribaltamento dell'asse terrestre costituisce una spiegazione più semplice. Sarebbe risolto anche il problema del ritrovamento dei mammut nella gelida Siberia, in un ambiente non certo in grado di supportare l'abbondante vegetazione necessaria per il sostentamento degli enormi mammiferi. Prima che i poli si spostassero, la Siberia aveva un clima tropicale,e i mammut vi prosperavano. La coltre di gelo cadde così rapidamente da intrappolare nel ghiaccio mammut interi, la cui carne si è conservata intatta per decine di migliaia di anni. Un esemplare venne ritrovato con nello stomaco fiori non ancora digeriti.

Se si dà una botta sufficientemente forte all'asse di uno giroscopio, l'apparecchio può ribaltarsi completamente, continuando a girare nella nuova posizione di equilibrio. La Terra può essere vista come un enorme giroscopio, al quale l'avvicinarsi di qualche corpo celeste, o l'influsso combinato di diversi campi gravitazionali, può aver fornito in passato una "botta" abbastanza forte da ribaltarsi. L'ingegnere elettrico americano Hugh Brown ha ipotizzato nel 1967 che l'asse terrestre abbia subito un'oscillazione di 90 gradi, non più tardi di settemila anni fa. Secondo Brown queste oscillazioni avrebbero carattere periodico; questo sembra del tutto improbabile: ma non implausibile è che spostamenti occasionali si siano effettivamente verificati nel passato.
Un geofisico, Peter Warlow, ha analizzato le narrazioni mitiche in cerca di prove per la sua teoria. Secondo lui, gli antichi Egizi hanno registrato quattro diversi ribaltamenti, in seguito ai quali il sole è apparso mutare la direzione del suo corso nei cieli. I più recenti si sarebbero verificati nel 700 a.C., e prima ancora nel 1500 a.C.
Quest'ultimo evento corrisponderebbe alla data dell'estinzione della civiltà minoica a Creta, secondo Immanuel Velikovsky.

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LE PROVE SCIENTIFICHE

Le prove delle inversioni totali di polarità derivano dall'esame di rocce fuse, raffreddatesi in diversi periodi geologici. Ogni volta che una roccia fusa si solidifica, conserva un debolissimo campo magnetico, indotto dal campo gravitazionale terrestre. La lava eruttata dai vulcani attivi, ed anche oggetti fabbricati dall'uomo, presentano lo stesso fenomeno. Persino i focolari, sottoposti ripetutamente a riscaldamento e raffreddamento, rivelano il campo magnetico, appena misurabile.

Sono state condotte ricerche su antichi
focolari degli aborigeni australiani e su focolari dell'Inghilterra pre-romana, per verificare la polarità di questi campi magnetici. I geologi hanno inoltre rinvenuto nei fondali oceanici strati di rocce laviche solidificatesi in epoche differenti.

"Leggendo" tutti questi campi magnetici, si è scoperto che il campo magnetico terrestre ha subito in passato non meno di 20 inversioni di polarità. L'ultima in ordine di tempo è durata almeno 2000 anni.

Peraltro, anche in brevi periodi della storia recente, i poli magnetici hanno mostrato una certa tendenza a "peregrinare". All'inizio del XVII secolo, l'ago della bussola puntava a circa 11 gradi a est del polo nord geografico. Nel 1643 la deviazione era di quattro gradi a est, e nel 1650 per un breve periodo i poli magnetici e geografici coincisero.
(tratto da I Misteri, periodico.)

  • Spostamento dell'asse terrestre

Se la Terra fosse una sfera perfetta non potrebbe mantenere la rotazione attorno ad un asse, sarebbe come una palla: sempre pronta a variare l’asse di rotazione. Per nostra fortuna la Terra è leggermente schiacciata ai poli, e questo la rende simile ad un giroscopio che ruota attorno ad un asse fisso. Tutta questa stabilità sarebbe molto bella e tranquillizzante ma la differenza tra il diametro della Terra ai poli e il diametro della Terra all’equatore è di soli 44 chilometri (12.712 chilometri il minore e 12.756 il maggiore), una differenza minima che rende la Terra un giroscopio altamente instabile. Avete presente una bicicletta? Considerate una bicicletta ferma, appoggiata nella sua posizione nomale e lasciatela libera: cadrà senz’altro. Considerate ora la stessa bicicletta con una persona sopra che pedala: incredibilmente la bicicletta sta dritta, verticale.


Cosa è cambiato?

Apparentemente nulla se non che nel secondo caso le ruote sono in movimento. Le ruote della bicicletta sono dei corpi in movimento attorno ad un asse e sono quindi parificabili ad un giroscopio. Togliete una ruota alla bicicletta, l’anteriore è più semplice, e tenetela con entrambe le mani per il mozzo (l’asse centrale in cui confluiscono i raggi), ora provate a inclinare la ruota spostando una mano più in alto dell’altra e vedrete che non avrete problemi a compiere l’operazione. Sempre tenendo la ruota per il mozzo fatela girare e riprovate ad inclinarla come avete fatto prima: sarà molto più duro se non impossibile. Per la legge fisica detta dei giroscopi più la ruota è grande, ovvero più la massa è distante dall’asse, e più velocemente gira, più la ruota, o il giroscopio che dir si voglia, sarà stabile nel suo movimento. In altre parole una bicicletta con le ruote piccole, come quella di un bambino, sarà più soggetta a cadere della bicicletta con ruote grandi di un adulto.

Applicando il principio della ruota da bicicletta al nostro pianeta si deduce che la Terra è un giroscopio molto instabile a cui basta una piccola forza esterna per essere turbato e cambiare asse di rotazione provocando catastrofi enormi.
Quando un giroscopio viene colpito da un corpo che lo induce a modificare il proprio asse di rotazione reagisce con un caratteristico movimento a cono del suo asse detto movimento precessorio, o precessione. Tale movimento tende a riportare l’asse nella posizione primitiva.
Flavio Barbiero, ammiraglio ed esperto di giroscopi per la Nato

(i giroscopi sono usati per pilotare i siluri) ha calcolato che basta l’impatto di un corpo astrale con un diametro dai cinquecento ai settecento metri per spostare l’asse terrestre di circa venti gradi. Se la Terra fosse una massa rigida il movimento precessorio dell’asse la riporterebbe nella sua posizione iniziale.

Vi sarebbero distruzioni ma l’asse di rotazione resterebbe immutato.

Il nostro pianeta invece è costituito da una sottilissima crosta dura all’esterno (circa 15 – 20 chilometri di spessore), e un’enorme massa fluida all’interno. Questa specie di marmellata calda una volta variata la posizione dell’asse tende a mantenere il nuovo asse di rotazione verificatosi neutralizzando l’effetto di ritorno alla posizione precedente del giroscopio.

Nel caso di un impatto con un asteroide delle dimensioni riportate, o maggiori, oltre all’effetto distruttivo dell’impatto stesso, si verificherebbe quindi anche uno spostamento dell’asse terrestre.

A causa dello spostamento si avrebbe subito la rottura in più punti della crosta terrestre. La marmellata bollente tenderebbe ad uscire dalle fessura della sottilissima crosta fredda provocando terremoti ed eruzioni. Se a questo aggiungiamo la formazione di enormi onde in grado di spazzare le terre emerse il quadro è certamente apocalittico. La meteorologia sarebbe immediatamente stravolta e si potrebbero verificare piogge di mesi e inaridimenti di zone un tempo fertili.

Ogni anno cadono sulla terra circa 12.000 corpi celesti del diametro massimo di circa un metro, ma attorno alla Terra ruotano migliaia di corpi con orbita instabile di cui alcuni di oltre 2.000 metri di diametro. Che la Terra sia un bersaglio è fuori discussione, che lo sia stato in passato, pure, le centinaia di crateri da impatto presenti sulla sua superficie lo dimostrano. Parecchi testi antichi ci raccontano di grandi catastrofi successe nel passato: il diluvio biblico, l’epopea di Gilgamesh, la distruzione di Atlantide non sono che le più famose. In tutti questi testi si parla di onde enormi che sommergono la terra abitata, di enormi variazioni del clima; possibile che in tante parti differenti e lontane tra loro si parli delle stesse cose, quasi con le stesse parole, e tutto ciò sia solo frutto della fantasia di qualche autore? Non è possibile che questi testi ci raccontino fatti realmente avvenuti che cambiarono il corso della storia della Terra e dell’uomo?

La Terra ruota attorno ad un asse inclinato di circa ventitre gradi e mezzo rispetto al piano di rivoluzione attorno al sole, il piano dell’eclittica. L’asse di rotazione, oltre ad essere inclinato, ruota con un movimento conico, il movimento precessorio, proprio come farebbe l’asse di un giroscopio dopo che qualcosa l’ha fatto deviare dal suo asse primitivo. A causa dell’inclinazione sul piano dell’eclittica abbiamo le stagioni, la differente durata del giorno e della notte, i sei mesi di luce e di buio oltre i circoli polari.

Tutte le antiche culture ci parlano di un tempo in cui sulla Terra c’era l’eterna primavera. Come avrebbe dovuto essere la Terra per avere l’eterna primavera? Semplicemente con l’asse perpendicolare al piano dell’eclittica. In queste condizioni non sarebbe esistita la possibilità di avere un’illuminazione differente, e quindi un riscaldamento differente, nelle varie zone della Terra e la meteorologia sarebbe stata molto più semplice e stabile.

Lo scioglimento dei ghiacci che fino a dodicimila anni fa coprivano il Canada ha provocato quell’enorme accumulo di laghi e fiumi che lo caratterizza. C’è solo un’altra zona della Terra dove esistono le stesse condizioni idrogeologiche da scioglimento dei ghiacci: le piccole isole di Macquarie e Heard, esattamente agli antipodi del Canada! L’unica spiegazione che io ho trovato a ciò è che dodicimila anni fa l’asse terrestre non fosse nella sua posizione attuale ma spostato di circa ventitre gradi (stesso valore dell’inclinazione sul piano dell’eclittica) in modo da passare sulla Groenlandia e sul Grande Antartide. In queste condizioni tutta la Siberia sarebbe stata libera dai ghiacci e con un clima temperato tale da permettere la vita ad uomini ed animali.

Il mammuth è l’animale preistorico estinto di cui abbiamo la miglior conoscenza semplicemente perché da tre secoli ne troviamo a decine completamente congelati, morti di colpo con ancora l’erba tra i denti. Alcuni li troviamo soli, altri li troviamo ammassati e incastrati tra i rami e i tronchi di alberi strappati dal suolo come se una mano enorme avesse fatto delle palle di animali e piante.

Solo un grosso cataclisma come lo spostamento dell’asse terrestre può aver provocato ciò.

Se consideriamo le carte dell’ultima glaciazione, casualmente terminata anche lei dodicimila anni fa, vediamo che quella che noi consideriamo come una glaciazione in effetti non fu altro che una situazione climatica differente dall’attuale con la Siberia scoperta dai ghiacci e la crosta del gelo che copriva le isole britanniche ad eccezione del sud dell’Inghilterra. Stranamente la stessa situazione dei ghiacci si trova anche in parecchie carte medioevali disegnate con una precisione difficilmente imputabile ai cartografi dell’epoca.
di Galileo Ferraresi

  • L'ipotesi Astrale

Circa sessantacinque milioni di anni fa un bolide grande come la cometa di Halley, circa dieci chilometri di diametro, colpì la Terra formando in pochi secondi un cratere largo 300 chilometri e profondo 24 chilometri. L’impatto sollevò 200.000 chilometri cubici di terra e rocce, provocò terremoti, maremoti, fenomeni vulcanici ed enormi incendi. Le polveri e i fumi rimasero nell’atmosfera per anni provocando il raffreddamento del pianeta.
In seguito a tutto ciò si estinse il sessantacinque-settanta per cento degli esseri viventi sulla Terra, tra cui i dinosauri.
Il cratere esiste tutt’ora, nello Yucatan, e non è che uno dei tanti crateri presenti sulla Terra che testimoniano come anche il nostro pianeta, e non solo la luna e marte, sia stato e sia tutt’ora bersaglio di corpi celesti.

L’Ipotesi Astrale

Fino a cinquant’anni fa la possibilità che un corpo celeste potesse cadere sulla Terra era considerato fantascienza e chi ipotizzava ciò era un catastrofista, non si sa perché, contrario al progresso. Negli anni le opinioni dei catastrofismi vennero sempre più prese in considerazione anche perché le prove non mancavano, basti pensare al Meteor Crater in Arizona. Nel 1908 a Tumbuska, in Siberia, cadde dal cielo un ammasso di ghiaccio del diametro di cento metri. L’impatto sprigionò una forza seicento volte più grande della bomba di Hiroshima che in pochi secondi rase al suolo milleottocento chilometri quadrati di foresta, se fosse caduto su Parigi o Londra non sarebbe rimasto nulla. Passano gli anni e le presenze di meteoriti si verificano senza ombra di dubbi. Nel 1972 una roccia di ottanta metri di diametro rimbalza fuori dall’atmosfera senza provocare danni e nel 1992 viene filmato un corpo celeste che si disintegra a pochi chilometri da terra. Altri “sassolini” pericolosi sono stati trovati in varie parti del mondo.

Uno di questi è particolarmente interessante.

Nel Corano si parla di un certo Aad che si fece beffe di Allah e per colpa sua la città su cui regnava, Ubar, fu distrutta da una “nuvola nera” portata da un vento fortissimo. Nel 1932 Harry Sr. John “Abdullah” Philly trovò nel deserto della penisola Arabica una strana area dove coesistevano resti di vetro nero, frammenti di roccia bianca e frammenti di ferro. Il luogo era chiamato dagli arabi Al-Hadida (la cosa di ferro) ed era il sito della città di Ubar (che gli inglesi storpiarono in Wabar). La città era stata colpita e distrutta immediatamente da un meteorite che al momento dell’impatto si spaccò in almeno tre parti. Uno di questi pezzi pesante 2200 chili fu trasportato a Riyadh, alla King Saud University, e ora fa bella mostra di se nella capitale dall’Arabia Saudita. Secondo la ricercatrice Elisabeth Thomsen anche la Kaaba, la sacra pietra nera oggetto di culto dei mussulmani conservata a La Mecca, sarebbe un pezzo di impactite proveniente dalla distruzione di Ubar-Wabar.

Un’altra pietra cadde sulla terra a Ensisheim nel 1492, pesava solo 130 chili ma divenne ben presto famosa grazie alla stampa di alcuni almanacchi di un sol foglio che un poeta dilettante, Sebastian Brant, pubblicava nella vicina città di Basilea. La caduta del meteorite pubblicata in 21 numeri dell’almanacco di Brant fu di volta in volta il segno della gloria dell’imperatore Massimiliano, il segno divino per la dichiarazione di guerra alla Francia e per la guerra ai turchi nonché il segno profetico della morte del padre dell’imperatore, Federico.

Brand, visto il successo economico dei suoi almanacchi scritti in latino ne iniziò la stampa in volgare tedesco aprendosi al mondo borghese e decise di cambiar mestiere: da poeta divenne forse il primo “giornalista” di cui si abbia traccia. Dopo essere stata dipinta da Durer nel 1500 la pietra fu studiata da Paracelso che nel Liber Meteororum concluse che le meteoriti erano oggetti formati dalla condensazione del firmamento, affermazione che attirò le ire dei cittadini di Basilea che vedevano nella pietra un miracolo divino.

Ogni anno cadono sulla terra circa 12.000 corpi celesti del diametro massimo di circa un metro, ma attorno alla Terra ruotano migliaia di corpi con orbita instabile di cui alcuni di oltre 2.000 metri di diametro.

Nonostante il novanta per cento della Terra non sia abitato questi fenomeni sono quasi sotto gli occhi di tutti. Solo per restare in Italia negli ultimi anni: nel 1988 un meteorite è caduto davanti all’ingresso dell’industria spaziale Aeritalia mentre nel 1996 un meteorite del peso di dieci chili si è conficcato in un campo a Fermo sotto gli occhi di alcune persone. Il meteorite è conservato nel museo della cittadina ascolana. Altri impatti sono stati veramente davanti agli occhi di tutti gli abitanti della Terra. Nel luglio 1994 la cometa Shoemaker-Levy si è andata a sfracellare sulla superficie di Giove. Questo impatto ha permesso di avere una visione più realistica di quella ricostruita a computer degli effetti di un impatto con un corpo cosmico.

Fino a pochi anni fa si conoscevano circa duecento asteroidi “pericolosi” perché vicini alla Terra e con un diametro di circa un chilometro, ma da quando sono stati resi pubblici i dati raccolti dal sistema di satelliti artificiali chiamato “scudo difensivo”, o “guerre stellari” che dir si voglia, i dati sono cambiati di parecchio. Questi satelliti messi in orbita attorno alla Terra all’inizio degli anni ottanta dalla NASA per monitorare qualsiasi attività spaziale del “nemico” russo hanno raccolto informazioni non solo sull’attività dei russi ma anche sul movimento attorno alla Terra di altri corpi mai conosciuti prima. Sono circa ottocento i nuovi asteroidi “pericolosi” scoperti negli ultimi anni a cui vanno aggiunte una decina di comete con un diametro da uno a dieci chilometri che attraversano l’orbita terrestre ed un numero sconosciuto di comete dette “di lungo periodo” perché vanno e tornano nel sistema solare con intervalli tanto grandi da non poterne calcolarne il periodo e da non essere state ancora studiate.

Oltre alla Terra nel sistema solare ci sono anche altri pianeti di cui due, Giove e Saturno, tanto grandi da attrarre corpi astrali dal di fuori del sistema solare e far loro cambiare orbita, come successe per esempio nel 1994 alla cometa Shumacher Lady che precipitò su Giove. Il Sistema solare, che fino a pochi anni fa era visto come un sistema ordinato e preciso, si sta rivelando sempre più qualcosa di molto simile ad un enorme tavolo da biliardo dove milioni di palle corrono da una parte all’altra all’impazzata urtandosi e spingendo altre palle su orbite nuove. Pensare che la Terra possa attraversare indenne una situazione simile è come pensare di poter attraversare ininterrottamente un’autostrada ad occhi bendati senza essere investiti.

Negli ultimi anni la comunità scientifica ha iniziato a considerare come un serio pericolo questi proiettili celesti ed alcuni osservatori hanno iniziato a monitorare questi corpi, detti in gergo NEO (Near Earth Object = Oggetti Vicino alla Terra). L’impegno dei governi è quantomeno scarso se si pensa che una nazione come la Gran Bretagna ha solo tre persone che si occupano di ciò, e solo dall’anno 2000.

Parlare della possibilità di cataclismi ed estinzioni che possano accadere incute sempre una certa repulsione, è come quando non si vuole andare dal dentista perché si sa che si ha un dente cariato, ma è inutile far finta di niente, il problema esiste ed è una tremenda minaccia ricca di precedenti.

Il paleontologo John Sepkoski ha scoperto una certa ripetitività nelle distruzioni di massa verificatesi sulla Terra. Ogni ventisei milioni di anni una stella nana rossa chiamata Nemesi ruotando attorno al sole passerebbe vicino alla Nube di Orte perturbando milioni di comete che possono dirigersi verso il sole e quindi anche sulla Terra.

Se fosse così partendo dal Cambiano ci sarebbero state ventitre catastrofi di origine cosmica.

Almeno cinque di queste distruzioni di massa sono accettate dai paleontologi.
Nell’era paleozoica se ne verificarono due, una 435 e l’altra 360 milioni di anni fa causando la morte di decine di migliaia

di specie di organismi marini; la terza avvenne 250 milioni di anni fa, vennero distrutti il 95% degli esseri viventi e passarono altri dieci milioni di anni perché si riaffermasse la vita sulla Terra; nell’era mesozoica, 205 milioni di anni fa, vennero distrutti quasi tutti i rettili e gli anfibi; alla fine dell’era mesozoica, 65 milioni di anni fa, vennero distrutti i dinosauri e con essi sparì anche il 65% delle specie viventi.

Negli anni ’70 a Walla-Walla Valley nello stato di Washington, USA, il geologo Richard Waitt scoprì tracce di sedimenti in rocce basaltiche, segno che una grande massa d’urto aveva spaccato le rocce lasciando i sedimenti. La causa venne attribuita al lago glaciale Missoua: un argine del lago sarebbe crollato allagando l’ovest Montana, il nord Idaho e l’est dello stato di Washington per un’area uguale a quella della Romania. Il fatto avvenne alla fine dell’ultima glaciazione, ma che cosa l’aveva provocato?

Secondo analisi al computer se un corpo del diametro di millecinquecento metri cadesse in mare venticinque miglia a sud di New York tutto il New England sarebbe distrutto da un’onda di acqua, fango e vapori. È possibile che eventi del genere siano accaduti in passato e non abbiano lasciato tracce?

Una popolazione del nord America, gli Ute, raccontano una leggenda secondo la quale i loro antenati videro un carro di fuoco cadere sulla Coon Mountain. Esattamente in quel luogo si trova il Cratere della Meteora, o del Diavolo. Profondo circa 200 metri e largo un chilometro si pensa sia stato prodotto da una meteora di cento metri di diametro[3]. Quindi la leggenda Ute più che una fantasia è la testimonianza visiva tramandata di un fatto avvenuto ben 20.000 anni fa.

Ma questi fatti avvenuti tanto tempo fa si verificano ancora? È possibile che allo stato attuale delle conoscenze nessuno si interessi di questi potenziali pericoli che ci sovrastano e che nell’era della comunicazione globale nessuno ci informi? Si, è possibile, possibilissimo visto che nessuno ha interesse a lanciare allarmi contro un pericolo difficile da prevedere e impossibile da evitare. Meglio un cieco fatalismo ad un inutile allarmismo.

È ormai accettato da tutto il mondo scientifico che un asteroide colpì la terra 65 milioni di anni fa, lo si desume inequivocabilmente dalle tracce di Iridio presenti nel cratere che provocò nello Yucatan, in terreni circostanti e persino in Italia. Nelle rocce della terra esiste una piccola striscia gialla chiamata KT che segna il confine tra il cretaceo e il terziario: il momento in cui un corpo astrale impattò la terra.

Le polveri sollevate dall’impatto oscurarono il sole per alcuni anni, la fotosintesi venne interrotta, morirono le piante e le specie si estinsero a catena, fra le varie specie i Dinosauri. La discussione sulle dimensioni dell’asteroide è ancora aperta ma mentre si discute su cosa successe 65 milioni di anni fa nel novembre 1996 un corpo celeste di dimensioni “pericolose” per la continuazione della vita in caso d’impatto passò vicinissimo alla Terra rischiando fino all’ultimo momento di esserne attratto. Quindi nessuno fino all’ultimo momento sapeva se e dove sarebbe andato a finire quel corpo celeste. Forse per una dimenticanza nessun mezzo d’informazione avvertì la popolazione mondiale. Eppure sarebbe stato un “colpo” giornalistico! Dello scampato pericolo se n’ebbe comunicazione in alcune piccole notizie di giornali e di televideo tre mesi dopo, nel gennaio e febbraio 1997.

Purtroppo non fu un caso isolato né di scampato pericolo né di cattiva informazione perché tre anni dopo apparve la seguente notizia:” - Un grande asteroide ha mancato per poco la Terra - scrive The Times di Londra. Secondo gli astronomi dell’Università Cornel in Porto Rico, l’asteroide 2000QW7 sarebbe passato venerdì scorso (01/09/2000) a circa quattro milioni di chilometri dalla Terra, una distanza minima in termini spaziali. Per gli astronomi la scoperta di 2000QW7, originario della cintura tra Marte e Giove, è importante per studiare da vicino un asteroide potenzialmente pericoloso”.

Questo è il mondo in cui viviamo, in cui ci alziamo ogni mattina, facciamo colazione e andiamo al lavoro, se ci dicessero che tra un mese un asteroide potrebbe distruggere una parte della Terra saremmo ancora preoccupati dei mutui da pagare? Chi andrebbe ancora a lavorare? Ci sarebbe ancora questa stabilità politica, economica e religiosa? Chi si dovrebbe assumere l’impegno di avvisare e distogliere dal sogno quotidiano milioni, miliardi di persone? Visto che non ci sono antidoti a queste cadute chi si assumerebbe il compito di avvertire il mondo che forse sta morendo?

Senza parlare di cosa succederebbe nel caso di un allarme a vuoto, di un pericolo scampato all’ultimo momento. Chi si assume la responsabilità della sicurezza e dell’errore dei calcoli?

La quasi distruzione della razza umana avvenuta di colpo per cause ancora imprecisate, ma facilmente riconducibili ad un impatto con un corpo astrale, ci arriva anche dal mondo medico. Ulf Gyllesten, dell’Università svedese di Upsala, ha condotto un gruppo di ricerca sulla configurazione genetica di 53 persone con origini etnico geografiche differenti. Studiando la sequenza dell’acido desossiribonucleico (DNA) ereditato per via materna e presente nei 53 soggetti si è visto come il materiale genetico si sviluppa nel tempo. Siccome l’mtDNA si eredita per via materna e cambia in modo regolare col tempo lo si può utilizzare come “orologio molecolare” per lo studio della storia umana. L’articolo pubblicato sulla rivista Nature c’informa che il ceppo originario dell’umanità era collocato in Africa e che sebbene per circa 100.000 anni si fosse sviluppato enormemente circa 40.000 anni fa la popolazione mondiale si ridusse di colpo a 40.000 persone.
Un ulteriore appoggio alla teoria della distruzione improvvisa di parti del genere umano ci viene anche da un manoscritto Maya della collezione Le Plongeon, ora al British Museum. Da esso veniamo informati che

“Nell’anno di 6 Kan, all’11 Muluc, nel mese di Zac, successero terremoti fino al 13 Chuen. Il paese delle colline di Mud e la terra di Mu furono sacrificati. Due volte alzati scomparvero..... Le terre rimaste, rialzate più volte, s’inabissarono anch’esse. Perirono 64 milioni di abitanti, ottomila anni prima di questo scritto”.
Questi sono i termini numerici di che cosa successe alcune migliaia d’anni fa, in tempi storici, e di quante persone morirono.

Oggi i numeri non sarebbero minori.

Nel dicembre 1997 un ricercatore statunitense, Jim Scotti scopre un asteroide battezzato poi 1997XF11 che, secondo i calcoli attuali, nel 2028 passerà ad una distanza dalla Terra “pericolosa” ovvero tanto vicino da poter essere attratto nell’orbita terrestre provocandone la caduta sulla Terra.
Ma 1997XF11 non è solo, ecco alcuni asteroidi di più di trecento metri di diametro ritenuti “pericolosi” che si avvicineranno alla Terra nei prossimi anni:

07/08/2027 asteroide 1999AN10, diametro 1Km, distanza prevista uguale a quella Terra-Luna;

26/10/2028 asteroide 1997XF11, diametro 2 Km, distanza 2,5 quella Terra-Luna;

14/07/2060 asteroide Nereus, diametro 900 metri, distanza 3,2 quella Terra-Luna;

23/09/2060 asteroide 1999RQ36, diametro 300 metri, distanza 2,5 quella Terra-Luna.

Questi sono solo gli asteroidi scoperti negli ultimi anni (la data dell’avvistamento si evince dal primo numero della sigla). A questi vanno aggiunti quelli avvistati per la prima volta di cui non si sa nulla: un migliaio all’anno.


In attesa di AN10 ricordo che il solo impatto sulla Terra di un corpo celeste del diametro di settantacinque metri distruggerebbe una città come Milano provocando un cratere di 1,7 km; un asteroide del diametro di 350 metri distruggerebbe l’intera area metropolitana di Milano con un diametro del cratere di 7 km, mentre una caduta in mare provocherebbe onde alte oltre quaranta metri; un corpo del diametro di settecento metri distruggerebbe tutta la Lombardia lasciando un cratere di 12 km mentre in mare provocherebbe onde in grado di coinvolgere l’intera Terra; un corpo del diametro di 1,7 km distruggerebbe tutta l’Italia, lascerebbe un cratere di 30 km, avrebbe ripercussioni sul clima della Terra e distruggerebbe la fascia dell’ozono; un asteroide del diametro di tre chilometri distruggerebbe l’Italia, la Francia e la Spagna lasciando un cratere di 60 km, le polveri sollevate oscurerebbero il sole e cambierebbe il clima sulla Terra.

Se si considera che sulla superficie terrestre esistono centinaia di crateri da impatto di cui alcuni di diametro superiore ai cento chilometri si fa presto a dedurre che nel corso della sua vita la Terra ha ricevuto parecchie visite violente che hanno lasciato il segno.

La teoria unificatrice della geologia, la tettonica a placche, è basata sulla legge umana del gradualismo secondo la quale Natura non Facit Saltum (La Natura non compie balzi). Purtroppo si tratta di una legge umana, giusta, corretta, ma non sempre collegabile alla realtà.

Sarà anche vero che la natura non procede a salti, ma è altrettanto vero che agenti esterni come i corpi celesti, hanno provocato dei balzi, solitamente in senso distruttivo, al procedere della natura.
di Galileo Ferraresi

Fonte: www.acam.it

1 commento:

Anonimo ha detto...

Pauroso e incredibile !!!

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