venerdì 4 dicembre 2009

Spatuzza: "Berlusconi ci ha messo il Paese nelle mani"

"Lei fa parte di un'organizzazione mafiosa?". "Sì, ho fatto parte di un'organizzazione terroristica mafiosa". "Perché terroristica?". "Perché con gli attentati di via D'Amelio ci siamo spinti oltre". E' un inizio pirotecnico, nel silenzio più assoluto, quello della deposizione del pentito di mafia Gaspare Spatuzza, che rispondendo alle domande della pubblica accusa ricostruisce la sua militanza mafiosa da affialito al clan Graviano e ammette le responsabilità della mafia nelle stragi del '93.


Torino, 04-12-2009
"Grazie alla serietà di certe persone, ci hanno messo il Paese nelle nostre mani". E' questo il momento clou della deposizione di Gaspare Spatuzza, nel corso della testimonianza davanti alla Corte di Appello di Palermo, in trasferta a Torino per motivi di sicurezza, nell'ambito del processo a carico di Marcello Dell'Utri, già condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.

Il boss affiliato al clan dei Graviano cita per la prima volta il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il senatore del Pdl, Marcello Dell'Utri ricostruendo i momenti precedenti al fallito attentato allo stadio Olimpico a Roma. Spatuzza incontra Giuseppe Graviano al bar Doney di via Veneto a Roma, dove, con una "espressione gioiosa come se avesse vinto alla Lotteria o avesse avuto un figlio" il boss Graviano gli riferisce che hanno "chiuso tutto e ottenuto quello che volevamo grazie alla serieta' delle persone che avevano portato avanti quella storia e non come quei quattro crasti socialisti che avevano preso i voti nel 1988 e 1989 e poi ci vevano fatto la guerra". Il pentito dice che a quel punto per la prima volta gli viene fatto il nome di Berlusconi. "Io chiesi a Giuseppe se fosse quello di Canale 5 - ha detto - lui mi disse di sì e aggiunse che c'era un nostro compaesano Dell'Utri. Mi disse che grazie alla serieta' di quelle persone ci avevano messo il paese nelle mani".

Dietro i "quattro crasti" di cui parla Spatuzza ci sono i socialisti che il clan Graviano ha sostenuto politicamente nelle elezioni alla fine degli anni Ottanta. "Nel 1988 o 1989 Giuseppe Graviano mi disse portare avanti le candidature socialiste - ha dichiarato - All'epoca Claudio Martelli era capolista, c'era Fiorino e altri che non ricordo. A Brancaccio facemmo di tutto per farli eleggere e i risultati si videro: facemmo bingo".

Durante la sua testimonianza, Spatuzza parla di una serie di "anomalie" frutto di alcuni suoi collegamenti tra le indicazioni che gli fornivano i Graviano e il modo in cui avevano agito fino a quel momento. Parla di "morti che non ci appartengono" a proposito degli attentati di Firenze e Milano e racconta che Giuseppe Graviano li aveva considerati un "bene" cosi' che "chi si deve muovere si da' una mossa". E racconta di un unico supermercato Standa aperto al quartiere Brancaccio a Palermo: "La parola Standa mi dice tutto oggi - ha dichiarato - E' l'unica a Palermo e visto che il signor Berlusconi ha di proprietà della Standa mi sembra un'anomalia"

Ma nelle deposizioni di Spatuzza c'e' anche spazio per le ragioni del suo pentimento. Ammette di aver "vigliaccamente gioito" delle stragi in cui vengono ammazzati i giudici Falcone e Borsellino. Poi però nel 2000 comincia la sua dissociazione verso Cosa Nostra. "Avevo iniziato un percorso di ravvedimento personale: è stato un bellissimo cammino - ha raccontato il killer dei Graviano - Un cappellano mi ha accompagnato in questo bellissimo percorso e mi ha fatto conoscere le sacre scritture. E' padre Pietro Capoccia di Ascoli Piceno. Io in quel momento ho deciso di amare Dio e ripudiare mammone dove mammone è Cosa Nostra".

Ora ritiene che la sua "missione" sia quella di "restituire la verità alla storia". "Non mi fermerò di fronte a niente - dichiara - E' una mia missione per dare onore a tutti quei morti, a tutta quella tragedia. E' un mio dovere".
Fonte: Rainews24

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