giovedì 22 luglio 2010

Nuova Marea Nera: Cina

In Italia, ultimo dono dell'ex ministro Scajola (a proposito chi l'ha visto?), le trivelle si preparano a estrarre l'oro nero dal mare. Il Mediterraneo trema e tutte le nazioni che in esso si affacciano. In caso di disastro si trasformerà in un immenso lago senza vita. Mentre la BP, un tappo dopo l'altro, non riesce a fermare il flusso di petrolio nel Golfo del Messico, dall'Oriente arriva la notizia di una nuova onda nera dopo l'esplosione di due oleodotti. L'incidente è avvenuto nel porto di Dalian, in Cina. Il tratto di mare inquinato è di 1500 chilometri quadrati. Il petrolio sta dirigendosi senza ostacoli in acque internazionali. La trivellazione dei fondali marini italiani va bloccata subito. Nessuno ha il diritto di esporre gli italiani a una possibile catastrofe.



Gli ambientalisti di Greenpeace Cina hanno scattato alcune fotografie dell’area, prima di essere cacciati: si vedono spiagge nere per il petrolio. Gli operai al alvoro per risolvere l'emergenza sono in gravi difficoltà. Un uomo, che stava fissando una pompa subacquea, è rimasto imprigionato dalla marea nera ed è stato salvato dai colleghi. Scioccanti le immagini del salvatggio in cui si vede l'operaio interamente coperto dal greggio.

Le autorità cinesi hanno lanciato una operazione di bonifica d’urgenza. Decine di imbarcazioni «specializzate nel recupero di petrolio» sono al lavoro. Anche un migliaio di pescherecci hanno ricevuto l’ordine di partecipare all’operazione. Secondo le autorità, le operazioni di bonifica dovrebbero durare una decina di giorni. La piccola marea nera, che inizialmente si estendeva su 50 km2, è stata ridotta a 45 km2, secondo la televisione ufficiale cinese Cctv. Le autorità di Dalian hanno anche reso noto che gli ultimi focolai dell’incendio sono stati spenti definitivamente e che una «vittoria decisiva» è stata riportata contro la fuga di petrolio.

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